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30 ANNI DI VIAGGIO NEL SUONO AD ARS ELECTRONICA

Friday, October 9th, 2009

Testo: Mattia Trabucchi; immagini: ars electronica gallery

Primo anno ad ars electronica: un grande anno. Gli eventi previsti per festeggiare il trentesimo
anniversario del festival sono tanti, arrivo in città la mattina presto ed entro alla Brucknerhaus con i lavori ancora in corso, attorno a me, nella parte dedicata alla storia del festival, i tecnici e gli artisti stanno finendo di montare alcune delle installazioni più famose degli anni passati.
Girovagando per la hall la mia attenzione cade subito sul sintatizzatore Max brand, il cui primo progetto di Bob Moog risale al 1957. Avrò poi modo di sentirlo durante la notte dei grandi concerti nella performance di Manon Liu Winter e Gregor Ladenhauf.

Gli eventi in programma dedicati al suono e alla musica sono veramente tanti: all’interno del Lentos museum è stata allestita la mostra “see this sound”, che rimarrà aperta fino al prossimo 10 Gennaio. L’esibizione, divisa in otto sezioni, mostra i più importanti studi sul suono a partire dagli anni ’20, con le prime sperimentazioni sonore legate al video. Fra i filmati più interessanti di questa sezione c’è sicuramente il documentario di Norman MacLaren “pen point Percussion” (1951), un film che mostra la tecnica di disegno a mano del suono su pellicola. Forse unica pecca della mostra è che le installazioni non sono poi così tante e i documentari sono veramente troppi per riuscire a guardarli tutti in una sola giornata. Non mancano però le opere da ricordare come la Dream House, un progetto di Young la Monte (1990 -2009) iniziato a sviluppare già dal 1962: si tratta di una stanza immersiva dove attraverso l’uso di luce e suono si cerca di portare la mente in uno stato di drone, la percezione dei colori all’interno della stanza viene alterata attraverso 3 tipi di fari e da un filtro rosso applicato alle finestre della camera. La componente sonora (stereofonica) in perfetto stile minimalista è composta da lunghi intervalli continui che lavorano principalmente sulle medie frequenze. Giocando anche sull’effetto bineurale e sul fenomeno dei battimenti l’esperienza sonora cambia anche solo spostandosi all’interno della stanza.
L’effetto ricercato credo funzioni infatti dopo qualche minuto all’interno della stanza si ha la sensazione che la mente cominci ad abbandonarsi in una sorta di trance e a liberarsi da ogni pensiero; la cosa curiosa e una volta usciti per alcuni minuti l’alterazione dei colori permane (il bianco viene visto come verde).
Altra installazione da citare è quella di TeZ (l’italiano Maurizio Martinucci) che ha creato la capsula optofonica (2007): una sfera dentro la quale inserire la testa, dotata di monitor e 5 autoparlanti a contatto Il tentativo è quello di creare un mezzo in grado di rendere la fruizione delle opere audio-visive ancora più avvolgente: dall’interno è possibile selezionare un video dalla durata di 1 o 2 minuti e far partire il proprio viaggio. Gli autoparlanti a contatto, mettendo in vibrazione delle speciali membrane, che costituiscono il guscio della capsula, rendono l’esperienza d’avvero unica, in quanto la pressione sonora va a saturare in modo omogeneo l’area attorno alla testa del video-ascoltatore senza però perdere, grazie alla posizione dei pannelli, la componente direzionale; particolare cura è stata dedicata per la percezione delle basse frequenze che sono trasmesse a tutto il corpo attraverso uno speciale pavimento vibrante.
Sempre di Tez interessante anche la performance “Intersidera”, durante la quale i segnali radio provenienti dallo spazio presi in tempo reale venivano elaborati per creare un paesaggio sonoro ipnotico, portanto l’ascoltatore in un’immaginario viaggio attraverso la radiazione cosmica.

Ogni serata è stata ricca di musica, con eventi ufficialmente legati al festival e non: a suonare nei locali si potevano trovare gli artisti più svariati come Felix Kubin che ci ha offerto uno spettacolo quasi surreale, con tanto di balletti e fulmini rosa di plastica?!

La domenica, dopo i giorni precedenti passati ad ascoltare musica nei locali, è la notte dei grandi concerti: “Pursuit of the Unheared” ovvero 5 ore dedicate alla musica in 3 differenti location. La serata parte al lentos museum con Nabaz’mob di Antonie Schmitt e Jean-Jaques Birgè, una composizione per 100 piccoli cognigli (i nabaztag) controllati via wlan, che si è meritata l’ Award of distinction nella categoria digital Music del Prix, sicuramente molto originale e suggestiva, anche a livello visivo. Più interessante a livello è invece il secondo concerto: “Active field”; scritto da Tristan Perich per dieci violini e dieci audio-chip a 1bit; L’artista ha combinato lo stile di un’eseguzione classica con la più bassa qualità dell’audio digitale creando in una composizione minimalista che gioca su lenti cambi di intervalli armonici e sul passaggio tra suono digitale e suono analogico, mettendone in risalto differenze e analogie.
La serata è poi continuata alla Brucknerhaus e nel giardino esterno nel quale è stata presentata l’opera di Bill Fontana: Speeds of time, vincitrice del Golden Nica. L’artista ha creato un paesaggio sonoro surreale partendo dalle registrazioni delle campane del Big Ben fatte attraverso un network di microfoni posti sul tetto del parlamento a varie distanze dalla torre; il suono viaggiando a circa 300 m/s raggiunge i vari microfoni con tempi diversi, creando così una sequenza naturale di delay e una mappa multi dimensionale dell’ soundscape attorno all’orologio.
All’interno la parte più importante è stato il concerto per il sintetizzatore Max Brand, omaggio alla storia musicale del festival, sul quale Manon Liu Winter e Gregor Ladenhauf hanno suonato una composizione di Elisabeth Schimana. Il brano, scritto per mostrare al massimo la potenza della macchina, è diviso in due parti principali: nella prima la performance di manon liu winter è impressionante: per quasi venti minuti esegue infatti sulle 2 file di tasti una serie ininterrota di arpeggi ad altissima velocità modificendo l’inviluppo dei filtri attraveso il sistema di 4 pedali e portando così il suono della macchina alla sua massima espressione di potenza, andando a saturare lo spettro delle frequenze fino ad arrivare molto vicini al rumore bianco, o in questo caso “rumore nero” visto la potenza delle sub-basse. Dice la Schimana, che durante la performance stava al banco del mixer a spazializzare il suono in quadrifonia: “il suono è così potente e avvolgente grazie ai 2 oscillatori gestiti da una matrice a 3 blocchi ogniuno con 4×20 moduli sub-armonici che comprendono i primi moduli cotruiti da moog (VCA, VCT, VCO)”

L’ultima serata del festival, quando ormai il grosso del pubblico era già tornato a casa esausto dal weekend trascorso a Linz, è stata interamente dedicata aRyoji Ikeda che in Datamatics 2.0 ci ha proposto un viaggio alla soglia della percezione e forse anche ai confini della conoscienza umana, elaborandoad incredibile velocità un’ interminabile sequenza di dati, per produrre suono e video. La forza incredibile di questo progetto sta nella perfetta unione tra i due sensi, grazie al fatto che suono e video provengono dagli stessi dati. Lo spettacolo è iniziato con il freddo Ikeda (con non si è fermato sul palco un secondo in più del necessario) ai controlli, mentre dietro di lui veniva mostrata in vari modi il modificarsi dell’onda sonora. La parte più interessante però è stata la seconda; uno spettacolo audio-video (senza più Ikeda sul palco): il software lanciato ha cominciato ad elaborare in realtime (così dicono) prima i dati relativi alle stelle conosciute e alla loro posizione sul piano astrale, poi quelli relativi al genoma umano formando lentamente una complessa mappa che poi si è distrutta nel giro di qualche secondo. Più volte durante lo show mi sono chiesto fino a che punto si sarebbe spinto l’artista, che sembra essersi posto ad un livello al di sopra degli altri, raggiungendo una neutralità e una purezza nella forma quasi divina.

In conclusione credo che per me questo non sarà l’ultimo hanno ad ars electronica, non ci si può infatti perdere un festival che si è rivelato veramente completo e ricco sia culturalmente che per il divertimento. Gli eventi musicali rispecchiano lo spirito del festival che riesce a mettere assieme eventi puramente nerd con spettacoli d’intrattenimento e simposi di riflessione sull’evolversi della tecnologia digitale e il suo uso.

DIRECT DIGITAL

Thursday, May 14th, 2009

Direct Digital, a new media art event
Modena | Carpi – 30 maggio > 28 giugno 2009
Spazi espositivi dell’Ex Ospedale Sant’Agostino a Modena e del Palazzo del Pio a Carpi (MO)
Ingresso libero

IED Arti Visive è partner della manifestazione Direct Digital, un evento di new media art presentato dall’Associazione culturale Artegenti, in programma dal 30 maggio al 28 giugno 2009 a Modena e Carpi, nelle prestigiose sedi dell’Ex Ospedale Sant’Agostino e Palazzo dei Pio, per l’ideazione e la direzione artistica di Gilberto Caleffi.

La manifestazione si rivolge ad un pubblico eterogeneo e ricco di artisti, appassionati e studiosi, che vogliono incontrarsi e confrontarsi sul fare arte nell’era digitale; l’obiettivo è quello di presentare una prospettiva dettagliata degli sviluppi più recenti dell’arte e della creatività legate all’uso di tecnologie digitali.
Propone un fitto calendario di eventi suddivisi in cinque sezioni: Exhibition, Live Media, Workshop, Cinema, Contest e IED Arti Visive sarà presente nella sezione Exhibition, dedicata alla mostra d’arte contemporanea e digitale dal titolo Il canto del corpo elettrico, a cura di Gilberto Caleffi.

Partendo dal verso di Walt Whitman, ripreso da Ray Bradbury, sul rapporto tra arte e nuove tecnologie applicate al campo dell’animazione, del video, della musica e del design, la mostra ospiterà alcuni dei nomi più rilevanti della sperimentazione artistica contemporanea: Nam June Paik, Bill Viola, Andy Warhol, Douglas Gordon, Philippe Parreno, Sam Taylor-Wood, Tony Oursler, Chris Levine, Julian Opie, Gina Czarnecki, Heinrich Gresbeck, Golan Levin, Rafael Lozano-Hemmer, Takahiro Matsuo, Jin-Yo Mok, Kenichi Okada, Agostino Di Scipio, Mimmo Rotella.

Al fianco di questi grandi nomi dell’arte contemporanea, in mostra anche 5 installazioni di diversi studenti della Scuola di IED Arti Visive:

Girandole – installazione interattiva realizzata da studenti dei corsi di Media Design, Video Design e Sound Design. Girandole sviluppa il tema dell’ecologia attraverso una riflessione sull’energia eolica. Il fruitore è invitato a soffiare su alcune girandole per ripulire un paesaggio virtuale dall’inquinamento; esattamente come nella realtà l’energia eolica sfrutta il vento per produrre energia pulita.

Senti che Smog – installazione interattiva realizzata da studenti del corso di Sound Design. Senti che smog nasce dalla volontà di tradurre il concetto di inquinamento in suono, rendendo concreto all’orecchio qualcosa che per natura non è udibile. I dati relativi ai valori di PM.10 presi da diverse stazioni Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) presenti nelle regioni della Lombardia e dell’Emilia Romagna, diventano direttori di un’improbabile orchestra composta da strumenti virtuali e non.

Lower – installazione realizzata da un ex studente del corso di Video Design. In Lower, sulla foto di una sedia viene proiettato il video di una persona seduta, che determina così la fusione momentanea di due diversi livelli di informazione: uno statico e uno dinamico.

Trecentosessantagradi – installazione realizzata da studenti dei corsi di Video Design e di Sound Design. Trecentosessantagradi ricostruisce un ambiente virtuale tramite una proiezione a 360°, nella quale è possibile osservare scorci di Modena decontestualizzati dalla loro collocazione urbana all’interno dei quali sono inserite delle micronarrazioni. L’accostamento inedito genera ambiguità spazio-temporali che trasformano la banalità del quotidiano.

Nanbakak – video realizzato da Desislava Pantcheva,ex studente del corsi di Fotografia. Nanbakak è un video visionario ed onirico, a tratti inquietante. In una giornata soleggiata, in una location improbabile, prende vita una caleidoscopica coreografia di gesti, e di corpi, ad opera di misteriose entità fisiche. Una poesia visiva che pare uscita da un sogno, o forse da un incubo.

per maggiori infomazioni sulla manifestazione:

www.directdigital.org

direct-digital

IN-SONORA FESTIVAL: Call

Saturday, January 10th, 2009

Il festival di Sound Art IN-SONORA (Madrid), chiede progetti di:

- sound and/or interactive installation (to exhibit in one of the gallerie)
- experimental work
(to be presented live)
- audio piece
(to be presented live or for the documentation area)

 

- online project (for the netlabels, interaction or documentation areas)
- theoretical study
(for lectures, debates…)
- workshops

la deadline è il 30 gennaio: sbrigatevi

http://www.in-sonora.com/

Sound Frame Festival: Call

Thursday, November 20th, 2008

“Visual artists, VJs, Video artists, sound producers, audio live acts, DJs, multimedia artists, theorists, and technicians are invited to participate and assist in the design of 2009′s sound:frame festival.”

Submissions: October 5th 2008 until January 5th 2009

info qui

TEMPO REALE FESTIVAL

Thursday, November 13th, 2008

20 -28 novembre 2008 CANGO – Cantieri Goldonetta

Via Santa Maria 25 – Firenze

 

Tempo Reale Festival

Tempo Reale Festival

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAMPLING

musica_teatro_installazioni

Tempo Reale Festival è una nuova occasione d’incontro per la musica di ricerca: concerti, teatro musicale e installazioni legati all’utilizzo dell’elettronica e alla sperimentazione (more…)